Monaci irlandesi in Austria di Enzo Farinella

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Quando non esistevano problemi economici tra “Stati frugali” alla ricerca di sconti e “Stati di punta” che si battevano per fondi di rinnovamento, dalla piccola Irlanda son partiti, circa 1400 anni fà, pionieri che si son prodigati in Austria per costruire una società più equa e più  solidale.

La nascita di Vienna e Salisburgo come città, le loro Università, i loro monumenti più celebri sono legati a monaci irlandesi.

  1. Rupert diede il nome di Salisburgoa questa città dalle molte miniere di sale. Egli fondò qui il monastero di St. Peter – il più antico del mondo germanico – divenuto l’Università Benedettina di Salisburgo (1617). Accanto si trova il meraviglioso Oratorio barocco o Dom Quartier, costruito dal principe arcivescovo Wolf Dietrich, oltre 400 anni fà – un vero gioiello barocco, stile italiano – che riproduce scene della vita di questo Santo. Si deve a lui la nomina di Erentrudis ad Abbadessa del Convento di Nonnberg, accanto al castello che dall’alto domina la città, dove è stato ambientato il film “The sound of music” sulla famiglia Trapp.

Nel 774,  l’irlandese Virgil, una delle glorie della Chiesa del sec. VIII, divenne Arcivescovo di Salisburgo, che, per 40 anni ne curò la vita cristiana. Caratteri cubitali sulla cancellata della Cattedrale,

che tutti i turisti visiteranno, insieme al 1628 e al 1944 – quando venne distrutta rispettivamente da un incendio e da un bombardamento aereo -, annunziano queste date.   

Dalla parte opposta dell’Austria, troviamo anche monaci irlandesi.

Se avete sostato per un buon pranzo in un ristorante di una certa classe, forse l’avrete accompagnato con una gradevole bottiglia di Gruner Veltliner. Ben pochi sanno però che questo vino bianco, proveniente dalla Wachau Valley, 80 km da Vienna, trae le sue origini dall’Abbazia di Melk, famosa per la tomba di S. Koloman, un Santo martire irlandese dell’XI secolo, martirizzato nel 1012 e divenuto il primo Santo Protettore dell’Austria.

Colman, un nobile, stava recandosi in Terra Santa quando venne catturato e impiccato, come spia, a Stockerau, 25 km da Vienna.  

Egli non fu un missionario, inviato a convertire gli infedeli, ma un viandante, che scelse la Peregrinatio pro Christo – una vita in esilio, seguendo Cristo come modello, la cui esistenza sulla terra fu spesso descritta come un pellegrinaggio, lontano dalle proprie strutture sociali e familiari, alla ricerca di  risposte al suo viaggio esistenziale, come fecero, dal VI al XVI secolo, molti pellegrini irlandesi -.

La sua presenza sul territorio austriaco è stata descritta dalle cronache di Vienna come un segno della Provvidenza: Dio ci inviò dall’Irlanda, situata all’estremità del mondo, un Santo che sarebbe stato l’intercessore di tutta la nostra nazione.

Il suo retroterra aristocratico e i miracoli che avvenivano dopo il suo martirio potrebbero aver attratto l’attenzione dei Babenbergs che hanno trasferito le sue spoglie nell’imponente basilica benedettina della città di Melk, residenza del loro casato, allora la città più importante del territorio austriaco, dove Umberto Eco ambientò “Il nome della rosa”. Pellegrini di ogni parte del mondo ancora affollano il suo santuario.

Lo Stephansdom o Cattedrale di Vienna

possiede una piccola pietra sulla quale son cadute gocce di sangue del nuovo martire. La si può vedere entrando a sinistra nel chiosco che vende “memorie”. Il Duca Rodolfo IV, che ha prolungato il Duomo con la costruzione della navata gotica, volendo dare uno stato più nobile alla sua città e competere con la cattedrale S. Vito di Praga, l’ha voluta lì.  

Cento anni dopo il martirio di Koloman, lo Schottenstift o Monastero di S. Maria, ancora oggi esistente, ha visto monaci irlandesi al lavoro in Austra. Heinrich Jasomirgott, quando decise di costruire Vienna, chiese a vari mercanti della Baviera di trasferirsi in questa nuova località. Essi accettarono a condizione che anche i monaci irlandesi di Regensburg vi andassero. Allora Regensburg, oggi in Germania, era famosa per il monastero di S. Giacomo che aveva sue succursali in altre città tedescshe e in Auustria. Per questi monaci Heinrich costruì nel 1161 il monastro di St. Marien nel cui scriptorium vennero compilati gli  Schotencloster Annals, ora in visione nella National Library di Vienna.

Allora l’Austria non esisteva nè come nazione nè come nome.

Nel 1232, i colori della bandiera austriaca: rosso – bianco e rosso sono sventolati per la prima volta nella Chiesa di S. Maria a Vienna, costruita appositamente per i monaci irlandesi.

Nel 1365, i monaci irlandesi Clemente e Donato figurano tra i firmatari del charter dell’Università di Vienna – l’Alma Mater Rudolphina -, fondata dal Duca Rodolfo. Rudolf voleva essere alla pari del suocero, Charles IV, Sacro Imperatore Romano, che aveva istituito nel 1348, l’Università di Praga, la Charles University. Quindi anche lui doveva avere per la sua ducea di Vienna un’importante fondazione culturale come un’Università.

Il compito di far crescere l’identità europea e il suo progetto di pace, solidarietà e amicizia – il progetto politico più affascinante, più coraggioso e più importante che si sia mai visto in questi ultimi anni -, spetta a tutti.

Through Mountains and Valleys – Monaci irlandesi in Europa ed Austria –, definito dal Cardinale di Vienna, Christof Schönborn: Un contributo importante per capire le nostre radici cristiane, per la nascita dell’Austria come nazione e per l’identità di tutta l’Europa, è il volume di Enzo Farinella con la storia dell’Austria. 

 

Enzo.farinella@gmail.com

www.enzofarinella.com

 

Prossima puntata: I monaci irlandesi in Slovenia

 

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