Arte e Cultura: Carla Accardi a Milano di Maria Grazia Messina

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Prof.sa  Maria Grazia Messina

Il Museo del Novecento di Milano, nella centralissima Piazza Duomo, dedica a Carla Accardi una mostra che resterà aperta fino alla fine di giugno 2021. Una mostra fatta di quadri e di installazioni tridimensionali, ma anche di fotografie, video e filmati che animano le dieci sale del percorso.

Perché Carla Accardi?

Accardi nata a Trapani nel 1924 e scomparsa a Roma  nel 2014, appartiene al rango degli artisti che maggiormente hanno marcato l’arte in Italia nel secondo novecento. Pittrice, rigorosamente astratta, ha lavorato incessantemente per più di sessant’anni, sviluppando un linguaggio di segni del tutto inedito e originale, ma mantenendosi in costante rapporto con la ricerca artistica più aggiornata sia italiana che internazionale. Il suo lavoro manifesta da subito un radicamento nell’attualità storica, da lei vissuta ha una recisa intenzione di contemporaneità; e pure se il suo è un linguaggio fatto in modo esclusivo di segni e colori calibrati fra di loro, non è mai autoreferenziale, sa conferire a questi segni un mordente comunicativo, tale da stabilire un forte, intenso rapporto con il suo pubblico.

Vive e lavora a Roma dal 1946, e nell’immediato dopoguerra e negli anni cinquanta è una rarissima ma incidente presenza femminile nel contesto dell’avanguardia italiana. A Roma nel 1947, sigla il manifesto del gruppo Forma 1 insieme ad artisti che saranno poi di rilievo, Pietro Consagra, Giulio Turcato, Achille Perilli, Piero Dorazio, e Antonio Sanfilippo che sposa nel 1949, in un sodalizio professionale e privato.

Gruppo Forma 1947

La sua posizione nella foto di gruppo tradisce la determinazione con cui affronta il ruolo di sola donna in una compagine maschile, assumendosi con sfida uguali possibilità operative, non una presenza di scorta. Nel clima di rovente contrapposizione politica dell’immediato dopoguerra, il gruppo milita convinto nelle fila del Partito Comunista, ma sceglie in arte con altrettanta decisione il linguaggio dell’astrazione, scontando così isolamento e ostruzionismo da parte dei vertici del Partito, orientati a un’arte realista di immediata leggibilità, come quella di Renato Guttuso.

 Accardi, Composizione 1947

I primi quadri  di Accardi del 1947, hanno per semplice titolo Composizione e manifestano il convincimento, espresso nel manifesto del gruppo, che il “solo “stile” astratto possa restituire in equivalenza la realtà attuale”, perché solo l’astrazione è un linguaggio aggiornato pari al tempo in cui si vive, che è quello della ricostruzione dopo la devastazione della guerra, una ricostruzione sia delle città che del tessuto sociale ed economico, ma anche la messa in atto di un mondo nuovo, che richiede nuove modalità del percepire.

Accardi, Pittura di luce, 1950

Nel 1950, Accardi si fa fotografare mentre traccia con una torcia elettrica degli arabeschi nel vuoto, una Pittura di luce.

Pablo Picasso era stato cosi fotografato in un reportage famosissimo pubblicato sulla rivista Life l’anno precedente. La fotografia manifesta ancora una volta la determinazione della giovane pittrice, il piglio sicuro, la volontà di emulazione.

 

 

Accardi, Arciere negativo 1955

Da qui Accardi procede a un nuovo ciclo di lavori, i Negativi, una sorta di scrittura rovesciata, fatta di maglie di segni bianchi, interrotti o riavvolti, su fondo nero. Solo in apparenza il disegno è frutto di un gesto impulsivo. Il tracciato, in realtà è invece ben riflettuto, il segno vale per la sua stessa vitalità, non perché è funzionale a definire una figura.

Certo emergono delle memorie, come gli abbagli accecanti di luce sul mare e sulle saline della natia Trapani, ma l’intento dell’artista, come scrive lei stessa nel 1955 è di “rispecchiare l’energia primordiale e i contrasti della vita stessa”.

 

 

Via via i quadri prendono dimensioni sempre più grandi, manifestano una germinazione e proliferazione di segni; sono così coerenti ai mutamenti della società italiana nello scorcio degli anni Cinquanta, marcata da un’economia in espansione, il cosiddetto boom, e dalla nascente, complessa, realtà multimediale della comunicazione di massa.

Accardi, Grande integrazione 1957                                                         

Cioè l’opera di Accardi, pur restando rigorosamente astratta, ben riflette stimoli e suggestioni ricevute dalla realtà contemporanea all’artista.

     Accardi, A strisce, 1963

Così, nei primi anni Sessanta, Accardi abbandona il bianco e nero, semplifica e alleggerisce il segno e introduce nei suoi quadri dei vivaci contrasti cromatici, suggeriti dal pulsare delle luci al neon. L’osservatore riceve un effetto di intensa luminosità, un balenio intermittente di luce .

Nel giro di pochi anni, Accardi compie una scelta radicale: inizia a dipingere i propri tracciati di segni con colori fluorescenti e su fogli di plastica trasparente, i sicofoil, sovrapponendo i fogli e complicando così gli effetti di luce.

 

 

Accardi, Tenda, 1965

La plastica è il nuovo materiale della vita quotidiana negli anni sessanta: Accardi impiega i sicofoil in lavori tridimensionali, come la Tenda del 1965

La pittura si fa flusso ondulato che si estende attraverso la trasparenza del sicofoil allo spazio circostante; e, nello stesso tempo, la costruzione ingloba l’osservatore.

Nell’intenzione di Accardi, la Tenda, così come altre opere simili, è l’espressione di una volontà artistica propriamente femminile: vi si manifesta un’alternativa ai valori della società patriarcale, grazie al fatto di essere leggera e precaria, una costruzione effimera come le abitazioni dei popoli nomadi, ma, nello stesso tempo fortemente simbolica dei valori di intimità e domesticità propri dell’esperienza femminile.

Del resto Accardi in questi anni è un’attiva militante femminista, scelta che le costa, nel 1971, l’allontanamento dalla scuola dove insegnava.

Accardi, Giallo arancio, 1999

Il lavoro di Accardi prosegue nei decenni successivi con uguale forza. Ritorna alla pittura, in tele di grandi dimensioni, giocate sull’antitesi fra violenza del colore e ordine della composizione, in linea con il proprio intento di “Prima commuovere e poi far capire”

 

 

Gabriele Rossi

Gabriele Rossi

Ciao

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