SOCIALE USI e COSTUMI TURISMO e DIVERSITA’ di Vera Trassari

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di Vera Trassari      socia Cist Fijet Italia www.vipjetbonelli,com

Turismo e diversità

Iniziamo dalla definizione del termine turismo (enciclopedia Treccani): L’insieme di attività e di servizi a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altra località per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport ecc. Il turismo è un trasferimento ciclico: partenza dal domicilio abituale, arrivo ed eventuale soggiorno nella località di destinazione, ritorno alla località di partenza. L’insieme di attività e di servizi a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altra località per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport ecc. Il turismo è pertanto trasferimento ciclico: partenza dal domicilio abituale, arrivo ed eventuale soggiorno nella località di destinazione, ritorno alla località di partenza. Il turismo sociale si basa sul principio di sostenibilità sociale, privilegiare i servizi alla persona, promuovendo il rispetto per la diversità.

Se iniziamo a viaggiare con la macchina del tempo, l’idea di turismo sociale, dopo i primi congressi a Berna (1956) e Vienna (1959) ed a Milano (1962) ha portato nel 1963 alla costituzione ufficiale del BITS (Boreau International du Tourisme social – www.bits-int.org), associazione internazionale il cui obiettivo è garantire che i servizi turistici siano prodotti di qualità, volti a favorire lo sviluppo individuale e collettivo dell’umanità.

In Italia è ancora molto alta la percentuale di cittadini a cui è interdetto l’accesso al turismo, garantire la partecipazione di tutte le fasce della popolazione, con una disabilità temporanea o cronica, ai servizi turistici e promuovere un turismo rispettoso dell’ambiente, e delle popolazioni poco “normali”, che si parli di giovani, degli anziani e dei “diversamente abili”, tenendo conto delle loro esigenze, e di conseguenza della funzionalità e dell’organizzazione dei servizi.

Si parla di persone fragili, denominando quelle categorie sociali (anziani, bambini, donne in gravidanza, ecc…) particolarmente esposte per la loro particolare posizione nella società. La convenzione ONU sui diritti delle persone parla, in un certo senso, di persone la cui fragilità, siano esse fisiche, mentali, intellettive o sensoriali, o quant’altro affine, che in interazione con barriere di diversa natura, può ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società basata sulla uguaglianza con gli altri. Una “diversità” non è una condizione sufficiente per la “disabilità”, poiché quest’ultima è la conseguenza di un’interazione negativa tra la condizione individuale di salute ed il contesto in cui vive la persona. Si mette in risalto la dimensione sociale dell’ipotetica o reale “diversità” che può, quindi, essere considerata una manifestazione, particolarmente grave, dell’incapacità di una società di assicurare – o avvicinare – l’eguaglianza di opportunità alle persone con problematiche di salute o meno.

Si cerca, in qualche modo, di far sviluppare la cultura dell’aiuto ai bisognosi, ai deboli, si cerca di andare incontro alle necessità di persone che appartengono a questa particolare fascia. Dall’altro lato si cerca di rendere attiva la fragilità, cioè “utilizzare” una debolezza e trasformarla in un punto di forza, in questo caso molti sarebbero gli esempi, basti pensare al campo dello sport, della cultura e dell’arte ecc… Motivo per cui se la vacanza è diritto di tutti, la nostra azione deve essere rivolta anche alle singole fasce con il rispetto che meritano ed al tempo stesso ottimizzare il loro “valore” umano per renderlo produttivo in una società che purtroppo ancora si regge sull’apparire e non sull’essere. Oltretutto la pandemia Covid ci ha costretto a rallentare ed a concentrarci sull’essere umani.

Al turismo può essere attribuita una funzione di facilitatore dello sviluppo locale con un ruolo specifico nelle società e nella comunità globale. Ecco, quindi, che un inquadramento metodologico della tematica del turismo sociale, partendo dall’integrazione tra la dimensione globale e quella locale, richiede l’utilizzo di tre driver interpretativi: le organizzazioni del turismo sociale, la domanda del turismo sociale e il contesto territoriale del turismo sociale.

Concentriamoci sulla definizione di diversità: condizione di chi è considerato, da altri, come estraneo rispetto a una presunta normalità di razza, comportamenti sociali, scelte di vita. Ci siamo mai posti la domanda  Potrebbe essere bella la diversità?

La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, fa parte della storia di ogni uomo. … Ognuno di noi ha la propria lingua, i propri costumi e il proprio colore della pelle e penso che non esista cosa più bella al mondo che cercare di condividere tutto ciò.

La disabilità è la condizione di chi, in seguito a una o più menomazioni strutturali o funzionali, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla e nella vita quotidiana.

 

 

Se pensiamo che sino a non molto tempo fa l’approccio alla disabilità era differente… ad esempio il soggetto Down suscitava tenerezza, il portatore di handicap fisico compassione, ed a volte ilarità, la disabilità psichica provocava, ed ancora tutt’oggi, involontariamente diffidenza ed a volte paura.

Il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella durante il suo discorso in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità ha affermato che:

Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità… inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica“.

La disabilità non è più una zavorra, un punto negativo ma è un valore aggiunto è una risorsa… vedi le paraolimpiadi. Oggi il disabile è mediamente più indipendente, più libero dalla assistenza che fino a qualche anno fa era imposta dalla sua stessa condizione fisica e/o psichica: le innovazioni tecnologiche, il cambio della mentalità e della cultura della gente, le stesse normative istituzionali, hanno favorito un progresso continuo … quindi può essere anche un turista a tutti gli effetti.

Durante il mio girovagare per i viali della conoscenza, sia cartacea che informatica, mi sono imbattuta in William del Negro, una persona molto attiva nel sociale. La curiosità, l’altruismo, la voglia di fare qualcosa di utile per gli altri, la passione per la tecnologia lo ha portato a pensare ad una soluzione per risolvere un problema che riguardava lui in prima persona, ma anche altre persone: la mancanza di informazioni sull’accessibilità dei luoghi turistici e non.

Durante la sua vita, il Presidente Del Negro ha capito l’importanza del tempo per le persone e di conseguenza la necessità di trovare soluzione che permettano di evitare le perdite di tempo lasciando spazio ad altre attività più piacevoli o redditizie. Una di queste “perdite di tempo” era la ricerca online di informazione per capire se un luogo era adatto alle proprie esigenze.

A causa dei sui 120 cm di altezza, non riusciva a sapere l’altezza degli interruttori o dei rubinetti in un hotel, sapere prima di andare ad un appuntamento di lavoro se sarebbe stato in grado di suonare il citofono e così come lui anche i suoi amici “normali”, lamentavano di non trovare informazioni sulla disponibilità di fasciatoi nei ristoranti per cambiare il proprio bimbo, o la disponibilità di cibi senza allergeni, o assenza di barriere architettoniche per agevolare la deambulazione di anziani o donne in gravidanza, ecc.

Dopo diversi anni di studio, di confronti anche a livello internazionale, ha deciso di dare vita a Willeasy, la prima start-up della accessibilità, ricevendo un feedback positivo con riconoscimenti e apprezzamenti sia in Italia che all’estero.

Se ci fermiamo un attimo a pensare, ad ognuno di noi può succedere un incidente, una disabilità temporanea, una incompatibilità varia che non ci permetterebbe di usufruire degli spazi sia interni che esterni secondo i canoni della normalità, bisogna però anche dire che a volte da parte dei normodotati non è possibile afferire a qualche spazio, ed allora …

Sarebbe utopico pensare che all’interno dell’area turismo tutti potrebbero spaziare, con le proprie compatibilità ed esigenze del quotidiano vivere, in tutti i luoghi resi accessibili?

 

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