A REGGIO CALABRIA UNA PARADISIACA PAUSA DI TRE GIORNI di Gisella Bellantone

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Gisella Bellantone socia  Centro Internazionale  Stampa Turistica www.vipjetbonelli.com

Perché dovresti spingerti così a Sud, affrontando le incognite della famigerata Salerno-Reggio Calabria in aggiunta al rischio di impattare con il temuto stereotipo della calabresità?

Perché in soli 3 giorni potresti superare stress e pregiudizi.

Partendo da Roma dopo il pranzo del venerdì, nella bella stagione arriverai a Reggio in tempo per fare un bagno sotto l’ultimo sole. Reggio, gemella povera di Nizza, gode della presenza del mare al centro della città e, grazie a una riuscita sistemazione sotterranea della ferrovia che corre lungo lo splendido chilometro del lungomare, vanta un gran numero di lidi molto ben attrezzati. (Arena dello Stretto)

Dopo esserti rigenerato dalla stanchezza del viaggio nelle fatali acque del mitico Stretto e sistemato in un’accogliente struttura, sarai pronto per un pieno d’ossigeno. La tua cena, ovunque deciderai di consumarla, sarà certamente abbondante; ricorderà sapori buoni dell’infanzia, intingoli delle nonne, odori mediterranei di spezie e agrumi mescolati ai sapori dei prodotti della vite e dell’ulivo. Come? Lettore, tu storci il naso e rizzi i capelli di fronte a parmigiane, pizze fritte, capocolli, ‘nduja, bergamotti e annona? Ah, non è certo questa la tua abituale mensa! Non crescon afrodisiaci peperoncini piccanti all’uggia delle ciminiere! Eppure, dopo un primo, diffidente assaggio, il tuo pantagruelico appetito sarà fortemente sollecitato e, già sul finire della prima giornata, avrai apprezzato anche la temutissima ‘nduja di Spilinga.

Al risveglio del sabato, davanti alla storica piazza De Nava, ti aspetta il Museo Archeologico Nazionale con i suoi tesori e reperti riemersi dal mare (non solo i Bronzi di Riace!).

All’uscita, costeggiando il museo a sinistra, giungerai a una graziosa, discreta piazzetta dedicata al noto scrittore calabrese Corrado Alvaro, il cui monumento, costituito da cubi in marmo di travertino, riporta incise immagini e illuminanti citazioni dalle opere migliori, che aiutano a capire lo scrittore e il suo popolo, come quella tratta da ‘Memorie del mondo sommerso’: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. Fulminato da questo pensiero, vorresti spingere subito i tuoi passi fino alla vicinissima Biblioteca Comunale (5 minuti circa) e chiedere alla direzione di poter visitare la sala che ospita lo studio dello scrittore di San Luca: la sua scrivania, i suoi libri, i suoi autografi, tutti perfettamente conservati. Ma, molto probabilmente, il tuo sguardo, dalla piazzetta in onore di Corrado Alvaro, avrà colto il chiosco verde di Cesare, presente al di là della strada fin dal 1918 e, verosimilmente, preferirai la sua esplorazione che segnerà l’avvio di un lungo confronto di bontà fra le gelaterie più rinomate di Reggio, ovvero d’Italia. Ordinando la tua prima brioche con gelato, sebbene de gustibus disputandum non est, sappi tuttavia che solo a Reggio potrai assaporare lo speciale gusto ‘crema reggina’.

Da Cesare, con pochi passi, risali sul corso Garibaldi e, ritemprato dalla luce e dall’energia presente in una delle vie più belle d’Italia, lasciati andare, rallenta il passo in accordo con i l ritmo flemmatico dei reggini, spingi la vista per apprezzare lo fondo, e poi passa in rassegna le vetrine dei negozi dove lo shopping è di buon gusto e anche conveniente. Questo corso chiuso al traffico si interseca con vie perpendicolari che, d’inverno, il noto ingegnere idroelettrico Zehender chiamava ‘vie delle polmoniti’: le stesse vie nei mesi caldi, come un enorme condizionatore naturale, garantiscono una fresca circolazione dell’aria, che rende piacevole il passeggio. Volgi a destra lo sguardo verso il mare, poi verso i palazzi in stile liberty, costruiti dopo il terremoto del 28 dicembre 1908 e, proseguendo, a sinistra, all’altezza di via XXIV Maggio, vedrai ergersi maestoso lo storico liceo scientifico Leonardo da Vinci, all’avanguardia nella formazione di generazioni di studenti, situato tra via Aschenez (che prende il nome dal mitico fondatore della città) e via Possidonea (la via di Poseidone, dio del mare). Infine fermati in quella che per molti reggini è la gelateria che contende a Cesare il primato: Sottozero. La disputa su chi detenga il primato in questo campo è sempre aperta e accesa: ogni reggino ha la propria gelateria di fiducia, dove si sente a casa, e a provarle tutte non si resta certo delusi. Dal gazebo di Sottozero godrai una vista spettacolare sul lungomare. Lasciati tentare: gelato, granita, crema-caffè o aperitivo ti faranno apprezzare maggiormente questo viaggio!

All’uscita, volgendoti a destra verso la stazione centrale, avrai davanti agli occhi Villa Genoese Zerbi, in stile neogotico veneziano, il cui tanto atteso recupero architettonico è da poco finalmente cominciato. (albero via Marina alta)

Da lì, lasciando la via Marina alta coi suoi splendidi palazzi e alberi centenari, t’imbatterai in una particolarissima libreria-museo, “Culture”: una rarità d’altri tempi! Enzo Caccamo, il colto libraio, ti guiderà con passione tra i libri, raccontandoti le loro storie e consigliandoti i capolavori di tutti i tempi: impossibile non entusiasmarsi! Ritornando sul corso, forse realizzerai che è ora di pranzo passando davanti allo storico Cordon bleu, caffè e tavola calda, dall’atmosfera ed eleganza retrò. Potrai scegliere di consumare nel moderno gazebo, osservando il passeggio sul corso o, se preferisci un posto tranquillo e speciale, dopo aver sbirciato le specialità sul banco, potrai salire sulla balconata interna, arredata con mobilio d’epoca. Trattieniti quanto vuoi: a Reggio il pranzo si prolunga, e la siesta pure… All’uscita avrai modo di passeggiare quasi in solitudine sul corso e di visitare la chiesa di San Giorgio al Corso, dedicata al patrono della città, e Piazza Italia con l’area archeologica ipogea in cui sono visibili ben 11 strati, fino a quello magno greco- romano più antico, spingendoti fino a piazza Camagna, incastonata tra palazzi liberty che le fanno da corona e che, attraverso un’elegante scalinata a doppia rampa semicircolare, conduce alla zona alta della città, dove potrai visitare il castello aragonese e la chiesa degli Ottimati, per poi ridiscendere al vicino Duomo, dedicato alla Madonna: qui ogni anno, a settembre, accompagnato da un’oceanica processione cittadina, al grido “Ora e sempre viva Maria!”, proveniente dall’Eremo, ritorna il quadro della veneratissima Madonna della Consolazione, a cui i reggini affidano la loro tribolata esistenza.

È già l’ora del tramonto: fermati e lasciati rapire da mitiche fantasie, con la Sicilia e l’Etna davanti agli occhi e Scilla e Cariddi nella mente. Su una panchina, a un tavolo di caffè o sul lettino di un lido concluderai la seconda giornata fra cibo e musica, davanti al mare che appare come un lago.

La domenica, con la fine del viaggio, arriva troppo in fretta. D’estate destati presto, poiché in particolari condizioni atmosferiche potresti avere la fortuna di assistere a un vero miraggio: un fenomeno ottico unico al mondo chiamato Fata Morgana, che ti farà apparire la Sicilia assai più vicina, distinta e raggiungibile facilmente a nuoto dalla Calabria. (lungomare colonne Tresoldi)

Prima di lasciare Reggio fino al prossimo, inevitabile nostos, approfittane per una passeggiata al mercato domenicale dell’antiquariato allestito all’aperto, vicino al mare, dove troverai oggetti straordinari a prezzi competitivi.

Partire da Reggio ti riuscirà più difficile rispetto ad altre città, perché il reggino non offre una semplice accoglienza turistica, ma crea legami veri, profondamente umani, saldi e di lunga durata. Come in tutte le città, anche Reggio purtroppo ha i suoi lati impresentabili e luoghi in stato di abbandono che attendono un risorgimento, ma in tre giorni potrai anche non accorgertene. I mali di questa città, verso cui, per chi c’è nato, odio e amor mai non s’addorme’, non si vedono, sono nascosti. Con dolente ironia, senza rabbia violenta ma quasi con rassegnato fatalismo, Otello Profazio l’aveva cantato: ‘Qua si campa d’aria!/Il Sud è proprio vero ‘o paradiso…’

E alla fine, non si riparte contenti e con meno pregiudizi dopo aver visitato un tale lussureggiante paradiso terrestre?

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