SVIZZERA, SPIRITO DI LIBERTA’ di Gisella Bellantone

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di    Gisella Bellantone

socia Cist Fijet Italia media www.vipjetbonelli.com 

 

LO SPIRITO DI GINEVRA

Il viaggio lungo il lac Léman, seguendo  la precisione dei filari dei vigneti misurati  al centimetro da un padre di famiglia che vuol dare a tutti i suoi figli lo stesso spazio, vi porta dritti, in fondo, a Ginevra, la città dove tutti i contrasti si ricompongono, le apparenti dicotomie si rivelano complementari, dove l’anima calvinista spiega la ricchezza da essa generata.

Ginevra rappresenta infatti il lusso e l’ austerità, la ricchezza finanziaria del moderno ed elegante centro e la severità sobria della città vecchia. Colpisce il contrasto tra l’essenzialità della  città vecchia, coi vasi grigi ai davanzali, improntata sulla riforma,  e il centro cittadino, fulcro della finanza internazionale e vetrina lussuosa di Cartier, Vuitton e Montblanc: una stessa città sembra comprendere 2 anime, ma in realtà è una sola, dove il centro è il risultato di quella storia antica di rigore, duro lavoro e di etica del risparmio che ha portato alla Svizzera la ricchezza, di cui Ginevra è l’immagine.

Nella imponente cattedrale di San Pietro,

a uno sguardo disattento potrebbe sfuggire la vista, illuminante, di un sobria sedia in legno, da cui per 23 anni (1541-1564), fino alla sua morte, Calvino ha letto e spiegato le Sacre Scritture, condannando la corruzione dell’opulenta Chiesa delle indulgenze e del Papa, e ribadendo la libertà di coscienza e di culto per i riformati. In quella semplicissima sedia è racchiusa la sintesi.

Attratti dal gigantesco e spettacolare getto d’acqua sul lago con lo sfondo del Monte Bianco, si rischia di tralasciare il percorso religioso che porta al monumentale Muro dei Conservatori, la cui ardua ricerca ripaga con l’emozione dell’impatto al cospetto dei giganti in pietra del protestantesimo, Calvino al centro, che  si ergono a sostegno delle mura della città vecchia.

  Nei giorni che precedono la festa dell’Escalade del 12 dicembre, ogni anno i ginevrini rievocano la vittoria della repubblica protestante del 1602 sulle truppe sabaude che l’avevano attaccata: lo fanno addobbando a festa tutte le pasticcerie di marmitte di cioccolato, riempite di caramelle e incartate coi colori giallo e rosso di Ginevra. Si narra infatti che la scalata delle mura da parte dei nemici fu bloccata lanciando su di essi un pentolone di minestra bollente: un sapore di ardente libertà!

La Confederazione svizzera, la cui neutralità risale al 1814, rappresenta la sede più appropriata di organizzazioni internazionali, e Ginevra, per la storia, la posizione sui confini di Francia, Italia e Germania, e la qualità delle infrastrutture (l’aeroporto è a soli 10 minuti dal centro) è la candidata ideale ad accoglierle: l’Ufficio delle Nazioni Unite con sede nel Palazzo delle Nazioni,  davanti al quale una gigantesca sedia rossa rotta ammonisce a non usare le mine antiuomo; l’ Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, con sede a Palazzo Wilson; la Croce Rossa, organismo la cui fondazione risale a un’ispirazione del ginevrino Henry Dunant alla traumatica vista della cruenta battaglia di Solferino (1859); il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio); il Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare),…

Coerentemente a questa storia, è qui che, all’indomani della seconda Guerra Mondiale, furono firmate le Convenzioni di Ginevra, frutto degli accordi internazionali relativi al trattamento umanitario in guerra, che hanno cambiato le sorti di tanti uomini.

Il passato spinge avanti il presente, nella considerazione che il tempo è un bene prezioso che non va sprecato, come ammoniscono gli orologi, presenti dappertutto, perfino… nei prati del Jardin Anglais.  

Per capire lo spirito di Ginevra c’è un altro luogo, vivo e speciale, espressione di spirito democratico e popolare, accessibile a tutti, 365 giorni l’anno: i Bagni Pubblici Bains des Paquis, la cui sobria architettura è ispirata alla Bauhaus. Qui persone di tutte le età, lingue e categorie sociali si incontrano ogni giorno per un bagno, una sauna, un pasto a buon prezzo, un caffè, un evento culturale. L’ideale è consumare una fondu di formaggi svizzeri, contenendo con garbo la fame per lasciare agli altri un boccone in più, senza tuttavia rinunciare alle chiacchiere, tante!

Les Bains des Paquis sono lo specchio della variegata società ginevrina, dove ci si sente liberi e a proprio agio sia se si indossa un costume, sia se si è in giacca e cravatta. Spazio di mescolanza, tolleranza, libertà, gioia: godetevi la gioia di vivere!  

ESILIO DOVE IMPARARE LA LIBERTA’

Innumerevoli esiliati, nel corso degli ultimi secoli, si sono diretti in Svizzera, riconoscendo e ammirandone il carattere di officina di democrazia: Mazzini, Lenin, Luigi Einaudi, Silone e numerosi antifascisti hanno trovato una patria nel Paese garante delle libertà individuali; non già un triste esilio, ma una tappa fondamentale nel cammino per ridare dignità all’uomo. La Svizzera è infatti il Paese dell’accoglienza, del rifugio, dell’emigrazione: da sempre luogo dove si coltiva umanità e libertà, al di sopra di ogni frontiera. E’ la patria di Rousseau, che nel Contratto sociale definisce la libertà come il rispetto di una legge autoimposta in una repubblica basata su un contratto tra individui.

Nel 1898 accade un clamoroso episodio di rilevanza internazionale che mette a dura prova la legge elvetica sull’asilo, che offriva protezione a rifugiati politici internazionali:  l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la popolare Sissi, viene assassinata a Ginevra da un anarchico italiano. In quel determinante frangente la Svizzera, di fronte alla reazione e alle pressioni del mondo intero che l’accusava di dare rifugio e protezione a sovversivi di tutto il mondo, difende strenuamente la sua politica liberale e le frontiere aperte, confermandosi, fino ad oggi, baluardo di libertà di pensiero in Europa.

E’ sempre in Svizzera, a Ginevra, che in un lontanissimo 1867 l’Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, partecipa al Congresso di Pace e, auspicando che le Potenze siano in grado di giungere ad accordi comuni rinunciando all’utilizzo della violenza nella risoluzione dei contrasti internazionali, fonda con altri esponenti della cultura e politica europea quali Hugo, Dostoevskij e Stuart Mill, la Lega per la Pace e per la Libertà, assumendone la presidenza onoraria.

Organizzazioni europee ed internazionali, buone leggi e referendum come strumento con cui il popolo esercita la libertà, vengono tradotti nella vita quotidiana, che riflette il valore del rispetto per la persona umana. In Svizzera è facile sperimentarlo attraversando a piedi una qualsiasi strada: le automobili, già indotte a una lenta marcia dalle numerosissime rotatorie, si fermeranno al vostro avvistamento sul marciapiede, senza mai avvicinarsi a meno di 10 metri. Con tutta calma, per un tempo giudicato lunghissimo da un italiano, aspetteranno che vi decidiate a passare. Per non deluderli –e imbarazzati per il fondato sospetto che il guidatore sarebbe capace di rimanere a lungo fermo in attesa- alla fine vi avvierete cortesemente ad attraversare, salutando e ringraziando il gentile automobilista. Anche se, in verità, non ne avevate proprio l’intenzione: stavate solo aspettando una persona in ritardo nel posto sbagliato. Da noi il bravo scout è quello che aiuta il vecchietto ad attraversare la strada. In Svizzera  non ce n’è bisogno: gli automobilisti lo intercettano da lontano, fermandosi immediatamente.

Provate a trovarvi nella stessa situazione in Italia, a Roma, per esempio: appena vi scorgeranno, pigeranno il piede sull’acceleratore e, se sarete fortunati, l’auto vi sfiorerà frenando con sgommata di disappunto e mortacci a pioggia su di voi a suon di clacson. Mi sono chiesta più volte se gli Svizzeri nelle loro auto abbiano il clacson: non l’ho mai sentito!

E se, sbadatamente, parcheggerete davanti al loro garage, cercheranno un posto per la loro auto e, attraversando il vostro campo visivo, vi rivolgeranno un grande sorriso gentile, che apprezzerete pur non capendone il motivo. Poi, tranquillamente, si avvieranno ad alzare la serranda davanti alla quale vi siete fermati. E voi, finalmente, senza bisogno di parole, capirete la lezione e, semplicemente, li adorerete!

‘Svizzerità’: spirito di libertà. C’est magnifique !

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